09 agosto 2015

La faccia come il kulo del D.g. Atac intervistato dal Corriere


Foto da simonagranati.photoshelter.com

Va detto, ci vuole coraggio - alias la faccia come il kulo - per dichiarare quanto affermato al Corriere della Sera dal direttore generale di Atac Francesco Micheli. In comune con il V Municipio Micheli ha un passato da stopper nella squadra di calcio del Centocelle e, appunto, il suo ruolo nell'azienda di via Prenestina 145 per quanto riguarda il trasporto pubblico.

Il coraggio ce lo ha messo nell'affermare che, fosse per lui, porterebbe il biglietto dei mezzi pubblici a due euro, aumentando l'abbonamento di ben 100 euro. A Milano è così, dice.

Ci vuole la faccia tosta a farlo a ridosso dell'ennesimo sciopero nella super calura estiva, uno al mese da qualcosa come un anno e mezzo. A farlo con metro a rilento, bus che saltano le corse perché gli autisti non dovrebbero per protocollo farli uscire se hanno problemi di manutenzione o guasti, fosse anche l'aria condizionata.

E Micheli dice che i bus escono tutti...peccato che una parte deve rientrare per i suddetti problemi. Una bella faccia tosta dopo aver fatto la fantomatica razionalizzazione, che è significato togliere linee alle periferie, aumentare i tempi di percorrenza delle linee.

Ci vuole bel coraggio visto che già pochi anni fa il biglietto passò, in piena crisi economica, da un euro a 1,5 con aumento degli abbonamenti ma ancora aspettiamo che vengano tolte le inutili assunzioni di parentopoli avvenute a nostre spese, nonché il sistema di bigliettazione parallelo che ha creato fondi neri a danno dell'azienda e degli utenti ma a favore dei soliti zozzoni. Ma soprattutto la faccia tosta dell'affermare che non si può fare gran che contro l'evasione dei biglietti però si può continuare ad aumentare le tariffe a chi paga e paga sempre di più per un servizio sempre più schifoso.

Il signor Micheli venga a dirlo alle periferie, dopo le linee soppresse e gli aumenti dei tempi di attesa. A chi si ritrova ad aspettare mezz'ora l'autobus e dover stare come una sardina. A chi fa tardi al lavoro per ritardi, rallentamenti e corse saltate.

A chi nonostante tutto si ostina a immaginare che prima o poi questo incubo finisca, perché avere a che fare con il trasporto pubblico di Roma sta diventando tragico come un girone dell'Inferno di Dante.


P.s.: per farci pagare di più devono garantirci l'azzeramento dell'evasione e un netto miglioramento da qui a 12 mesi dell'efficienza e dell'efficacia del trasporto pubblico di Roma. Visto l'andazzo mera utopia. C'è chi fa presente come sia difficile licenziare gli assunti mentre lo sarebbe meno farli diventare controllori. Io aggiungo part-time, al minimo.