18 dicembre 2016

La pittura del silenzio, lo sguardo fotografico di E. Hopper in mostra al Vittoriano


“La mia unica ispirazione è stata me stesso”: questa frase di Edward Hopper, in mostra al Complesso del Vittoriano fino al 12 febbraio 2017, riassume il senso della sua pittura. Il suo desiderio, come lui stesso ha ammesso, era riprodurre la luce riflessa: “forse non sono troppo umano ma il mio scopo è stato semplicemente quello di dipingere la luce del sole sulla parete di una casa”. Al Vittoriano si possono ammirare circa 60 opere che riassumono un po’ tutto l’arco temporale della pittura di Hopper, dagli anni giovanili, con l’esperienza parigina e l’influenza dei pittori impressionisti, in particolare Degas, agli anni newyorkesi e quelli vissuti a Truro nella penisola di Cape Cod. Tra le opera esposte, per citarne alcune: Second Story Sunlight, New York Interior, Summer Interior, South Carolina Morning, Le Bistro or The Wine Shop, Soir Bleu, Gas.


Le immagini piccole in sequenza:
Second Story Sunligh, Gas, Summer Interior.
Hopper è tra gli artisti più noti del XX secolo e tra quelli che hanno maggiormente segnato la storia della pittura americana. I suoi quadri colgono attimi, sia di persone che di panorami. Uno sguardo simile ad uno scatto fotografico, avvolto in un silenzio carico di mistero e di interrogativi. Basti pensare alle grandi distese con strade poco trafficate, squarciate da quel tocco di luce, che solo Hopper riesce a dare, alle notti illuminate dai neon, ai bar poco frequentati, dove le persone sembrano a sé stanti senza nessun legame, alle case che appaiono isolate, alle donne spesso ritratte sole in camere da letto o sul ciglio di una porta, delle quali si può immaginare cosa è accaduto ma sospese in una tensione sul ciò che accadrà dopo; storie di cui non comprendi il destino.
La sua arte ha profondamento influenzato il cinema. Della sua fascinazione ne sono stati catturati registi come Hitchcock, che si è ispirato ad un suo quadro per ricreare il Motel di Psyco, Lynch per le atmosfere di Velluto Blu, Dario Argento con Nighthawks per il bar di Profondo Rosso, Antonioni per Deserto Rosso e L’Eclisse, Wenders per le pompe di benzina e i motel in Paris Texas, solo per citarne alcuni. Grande influenza, inoltre ha avuto la pittura di Hopper nella pubblicità e nel fumetto.
L’esposizione è stata prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York, sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Curatrice della mostra Barbara Haskell del Whitney Museum in collaborazione con Luca Beatrice.
Lea Capriotti